IL MUNICIPIO ROMANO E LE SUE MAGISTRATURE

Molto si conosce in merito a quanto accadeva a Roma nell’antichità, meno conosciuti sono i sistemi all’interno delle città che, via via, l’Urbe annetteva o con cui stipulava trattati. Come venivano governati i grandi centri urbani di duemila anni fa, chi erano le figure che li gestivano?

LE MAGISTRATURE ALL’INTERNO DI UN MUNICIPIO ROMANO

A partire dalla metà del IV sec. a.C. con la fine della Guerra Latina e l’inizio della romanizzazione del territorio italico, Roma dovette affrontare il modo di come gestire il territorio e le città conquistate.

In ossequio alla proverbiale efficienza e flessibilità della storia di Roma, diverse furono le forme giuridiche che regolarono le relazioni con le diverse realtà.

IL FOEDUS E LE CITTÀ FEDERATE

Il primo sistema è quello che considerava la stipulazione di un trattato (foedus) di alleanza.

Molto spesso questi trattati consistevano nell’obbligo di partecipare con uomini e materiali alle guerre dell’Urbe. Era una sorta di limitazione in ambito esterno, poiché le comunità mantenevano poi propri ordinamenti interni e una certa autonomia.

“MUNUS CAPERE”: I MUNICIPI

Il secondo sistema era quello dell’annessione (munus capere = assumere degli oneri)  e prevedeva una certa forma di incorporazione nella cittadinanza romana, con diverse sfumature, delle popolazioni assoggettate.

In questo senso i municipia che avevano obbligo di contribuire con truppe e materiali all’esercito romano, godevano di ampia autonomia amministrativa e le magistrature interne, ma i propri cittadini:

  • non avevano gli stessi diritti di un cittadino romano se i municipia erano sine iure suffragii
  • godevano della piena cittadinanza romana se erano municipia optimo iure
Ricostruzione grafica di un'antico municipio romano
Ricostruzione di un’antico municipio romano

LE MAGISTRATURE E LA VITA PUBBLICA

Col passare del tempo, la struttura di ogni municipio andò via via uniformandosi e i municipia vennero così retti da un collegio composto da due quattuorviri iure dicundo e due quattuorviri aedilicia potestate.

I primi due, un po’ come i consoli a Roma, esercitavano la giurisdizione civile e penale, convocavano e presiedevano le sedute del consiglio e delle assemblee popolari, appaltavano le opere  pubbliche e chiamavano i cittadini alle armi. Gli altri due curavano l’approvvigionamento della città, sorvegliavano le strare, gli edifici pubbli e i templi e vigilavano sulla politica annonaria.

I magistrati venivano eletti nei comitia e avevano come signa distintivi la toga praetexta e la sella curule – come i consoli potevano avere al seguito dei fasci littori sine imperio (con i fasci senza la scure).

Oltre ai quattuorviri, ogni municipio aveva un consiglio cittadino chiamato ordo o senatus, composto da cento consiglieri (decuriones) scelti ogni cinque anni.

Rilievo in marmo con magistrato e littori al seguito, oggi al comune di Osimo
Rilievo con magistrato e littori al seguito /// Municipio di Osimo

IL MUNICIPIO DI OCRICULUM E LE SUE MAGISTRATURE

Come riporta il Pietrangeli, il municipio di Ocriculum era retto da quattuorviri e le epigrafi ne ricordano diversi a partire da S. Aufidianus Celer che fu prima IIIIvir aedilis, poi IIIIvir iure dicundo, e infine quinquennalis, essendo stato in carica al tempo del censimento. Le stesse cariche furono poi rivestite da L. Iulius Iulianus e C. Volusius Victor e poi in seguito da molti altri.

Il senato municipale, costituito dai decuriones (ordo decurionum) è più volte citato in epigrafi che ricordano l’ordo o i suoi membri, i decreti, i sanatoconsulti e le dediche pubbliche.

Dal II sec. d.C. la città ebbe anche dei curatores rei publicae, funzionari di nomina imperiale e generalmente di rango elevato, estranei al municipio, che avevano il controllo della sua amministrazione.

La città di Ocriculum è citata come civitas (splendidissima civitas Ocricolana) o res-publica Ocriculanorum o municipium.

Tra i collegia di carattere civile sono ricordati i centonarii (che, come i vigiles a Roma, provvedevano all’estinzione degli incendi) dei quali era patrono M. Iulius Ulpius Cleopatrus, gli iuvenes che comprendevano entrambe i sessi e dedicarono una statua al loro patrono L. Iulius Augurinus.

Magistrato romano quattuorviro con scorta di littori a Ocriculum
Il magistrato con il suo seguito /// Ocriculum AD 168

OCRICULUM AD 168, IL MAGISTRATO E IL COLLEGIO DEI CENTONARI

All’interno del programma di Ocriculum AD 168, nel Parco Archeologico di Otricoli, è stato ricostruita – seguendo la struttura dell’excubitorium dei vigiles rinvenuto a Roma – un edificio ad uso del collegio dei centonarii che, al seguito di un magistrato, e dotati di carro e pompa contro gli incendi ricostruiscono scene di spegnimento del fuoco e illustrano, con tavolo didattico, le arti e i mestieri di chi doveva: spegnere incendi, sistemare stare, vigilare sull’incolumità dei cittadini.