21 APRILE 753 a.C. – NATALE DI ROMA

Il 21 aprile a Roma si festeggiavano i Parilia – da “parere”=partorire.

Era il periodo dell’anno in cui le capre partorivano, un momento di festa per una popolazione pastorale. è questo il giorno che per la storia antica e per il mito nasce Roma.

21 APRILE: AB URBE CONDITA – IL NATALE DI ROMA

Chissà se avesse ragione Catone che parla del 751 o Cincio Alimento che pone l’anno di fondazione nel 728 a.C., quello che è certo è che quello che per gli storici antichi era una credenza assoluta, per gli storici moderni una suggestione mitica di tarda invenzione, diventa evidenza (anno più, anno meno) per gli archeologi dopo i ventennali scavi condotti dal Prof. Andrea Carandini sul Palatino.

ROMA PRIMA DI ROMA

Ma cosa c’era a Roma prima di Roma? Gli archeologi, nel foro di Cesare hanno rinvenuto alcune tombe dei primi Latini – i Populi albenses che riconoscevano nel Giove Laziale sul Monte Albano la loro divinità principale – risalenti al X e IX sec. a.C.

La città si era già sviluppata su 290 ettari – una grandezza similare alle più importanti città stato greche e prima che venisse fondata la stessa Pithecusa – attorno all’Aventino, il Palatino, il Campidoglio e tutti quei monti che formavano il cosiddetto Septimontium

“Dove adesso si trova Roma c’era un tempo il Septimontium così chiamato per il numero di montes che in seguito la città incluse all’interno delle sue mura.

Varrone, De lingua latina, V, 41
Disegno del Palatino a Roma che ricostruisce il monte al tempo di Romolo
Ricostruzione del Palatino dell’VIII sec. a.C.

LA FONDAZIONE TRA STORIA E LEGGENDA

Poi arrivarono i gemelli, anzi prima arrivò Marte e Rea Silvia – fatta vestale da Amulio dopo aver spodestato suo padre Numitore re di Albalonga – da cui nacquero Romolo e Remo.

Saputo della nascita, il Re Amulio ne decretò l’annegamento ma, come tutti sappiamo, i due finirono in una cesta che arrivò, arenandosi, presso la palude del Velabro, quel luogo posto tra il Palatino e il Campidoglio, sotto un fico – il fico ruminale – non lontano da quella grotta dove vennero trovati dalla “lupa” Acca Larentia e suo marito Faustolo – il Lupercale.

Una volta adulti i due fratelli tornarono ad Albalonga per uccidere Amulio e rimettere sul trono il nonno Numitore e ottennero da questo il permesso di fondare una nuova città.

Decisero dunque di vivere per conto loro, fondando una città nei luoghi in cui erano cresciuti da piccoli. Questa risulta la spiegazione più plausibile. Ma nello stesso tempo la fondazione diventava per loro una necessità, poiché molti servi e altrettanti ribelli si erano raccolti attorno ad essi…

Plutarco, Vita di Romolo, 9, 1-2
Fibula di bronzo con arco decorato con 3 uccelli
Fibula di bronzo con arco decorato con 3 uccellini. 800/730 a.C. /// Necropoli dell’Esquilino: Tomba 85

Roma era il nome scelto da Romolo che voleva fondarla sul Palatino, Remora quello scelto da Romolo e l’Aventino il luogo scelto

Siccome erano gemelli e il rispetto per la primogenitura non poteva funzionare come criterio elettivo, toccava agli dei che proteggevano quei luoghi indicare, attraverso gli aruspici, chi avessero scelto per dare il nome alla nuova città e chi vi dovesse regnare dopo la fondazione. Così, per interpretare i segni augurali, Romolo scelse il Palatino e Remo l’Aventino. Il primo presagio, sei avvoltoi, si dice toccò a Remo. Dal momento che a Romolo ne erano apparsi il doppio quando ormai il presagio era stato annunciato, i rispettivi gruppi avevano proclamato re l’uno e l’altro contemporaneamente. Gli uni sostenevano di aver diritto al potere in base alla priorità nel tempo, gli altri in base al numero degli uccelli visti. Ne nacque una discussione e dal rabbioso scontro a parole si passò al sangue: Remo, colpito nella mischia, cadde a terra. È più nota la versione secondo la quale Remo, per prendere in giro il fratello, avrebbe scavalcato le mura appena erette [più probabilmente il pomerium, il solco sacro] e quindi Romolo, al colmo dell’ira, l’avrebbe ammazzato aggiungendo queste parole di sfida: «Così, d’ora in poi, possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura». In questo modo Romolo s’impossessò da solo del potere e la città appena fondata prese il nome del suo fondatore.

Livio, Ab Urbe Condita I, 7

E fu così che nacque quella che oggi chiamiamo la Città Eterna.

Felix Dies Natalis, Roma.

OCRICULUM AD 168 E LA STORIA DI ROMA

Ocriculum, città Umbra poi Municipio romano, rappresenta una delle città più antiche dello scacchiere italico.

Il porto sul fiume Tevere, attivo già in periodo umbro – pare che Okar potesse essere l’emporio degli Umbri Naharki proprio sul Tevere – e poi la Flaminia la resero uno dei più importanti nodi di sviluppo dell’Urbe verso il nord.

Il parco archeologico conserva le vestigia che la resero grande dal periodo augusteo in poi: l’anfiteatro, il teatro, le terme e quei grandi mausolei lungo la via Flaminia – la rendono una delle più importanti aree archeologiche d’Italia, uno dei più bei luoghi da vedere in Italia.

Il parco di Otricoli può essere visitato tutto l’anno, venire durante l’evento vuol dire ripercorrere la storia di Roma attraverso le attività e gli eventi del ricchissimo programma che dal pomeriggio del venerdì sino alla domenica sera riporta l’area archeologica al II sec. d.C.